“TRIP - Trance through music è un viaggio musicale indotto da una alterazione sensoriale dovuta al suono e alle immagini che il suono produce negli ascoltatori, un percorso di traslazione poetica che coinvolge i sensi e li oltrepassa per confluire in una dimensione paradossalmente più reale di quella dove ci si trova fisicamente. Trattandosi di un viaggio non programmato, che procede grazie al lavoro di composizione istantanea e si nutre principalmente degli stimoli del momento, costringe me e il pubblico ad attraversare ambiti sconosciuti accettando tutto ciò che in queste circostanze può condizionare il cammino: l’imprevisto, la coincidenza, l’inciampo, la sorpresa e qualche volta l’errore. Ma se ci si lascia guidare da questo gioco visionario, si può ricostruire quel processo di traslazione sensoriale che io chiamo trance, dove trance sta per via di ritrovo, non di fuga. Quindi “trance through music” non è altro che il perpetuarsi di una condizione momentanea di lucido e presente sconfinamento sensoriale che trasforma il concerto musicale in una esperienza intensa, trasformante e interessante da vivere. Ad agevolare questo passaggio provvede un sistema acustico a diffusione esafonica, che pone lo spettatore non più di fronte ma dentro lo spazio sonoro, e un sistema di illuminazione interattivo che trascende la mera funzione di illuminare per divenire punto di accesso verso una dimensione visuale che rompendo il buio traccia per lo spettatore nuove prospettive ottiche.

In queste condizioni non è difficile sentirsi fisicamente in un punto e allo stesso tempo in movimento verso un altro, e il suono, inteso nella sua accezione più ampia, di questo allontanamento si fa lume, al di là dei generi, degli stili e delle forme musicali che può assumere. Per questo il mio lavoro si distacca dal procedere comune della musica prodotta, non per questioni esecutive o stilistiche ma per questioni intenzionali; tratto la composizione come un mandala tibetano, come un disegno complesso da realizzare pazientemente e distruggere una volta portato a termine affinché l’unica traccia che ne rimanga sia quella impressa nella memoria del singolo. Dopo tutto l’opera è il processo non il prodotto che ne scaturisce e il processo è un’esperienza viva calata nel presente che, come la vita, non si ripete mai alla stessa maniera.”


         Marco Fagotti